Il ruolo del Mediatore Familiare come facilitatore del dialogo: la comunicazione efficace.

In un mondo in cui ogni giorno si costruiscono certezze prive di significato, pronte a disgregarsi all’istante, a cui si aggiunga il continuo variare dei rapporti sociali e la frammentazione dei tempi e dell’esistenza individuale, è inevitabile che si generi disagio nell’uomo contemporaneo e che per l’effetto, quest’ultimo, metta in discussione non solo le sue capacità progettuali e pragmatiche, ma anche la sua stessa vita familiare e sociale. Viviamo in un tempo di grande incertezza, in cui è prioritario condividere l’obiettivo del recupero sociale, in particolare della famiglia, base per eccellenza della società.
La famiglia considerata da sempre, nel nostro Paese, come il fulcro dell’esperienza affettiva ed educativa è entrata in crisi in quanto sembra essere venuto meno il senso della continuità, della reciprocità. In realtà abbiamo vissuto il passaggio da valori indiscutibili alla cd. “libertà” dichiarata con forza in tutti gli ambiti, nessuno escluso. In tal modo, abbattendo vecchie ipocrisie, si sono costruiti nuovi paradossi. Una società, quella in cui viviamo, apparentemente perfetta, ma che nasconde l’insidia di una fragilità invisibile che danneggia l’esistenza. Ecco che, nell’altalenanza dei legami che nascono e si dissolvono di continuo nella società “liquida” per dirla con Bauman, la Mediazione Familiare si addentra in quella parte dell’individuo da sempre celata timidamente ovvero la parte che coinvolge le emozioni. In una: ciò che nella storia ha rappresentato la “roccaforte” sociale è stata abbattuta nelle sue fondamenta. Sono convinta che tutti, dentro e fuori, gli schemi delle convenzioni – io per prima – abbiano bisogno di punti di riferimento essenziali, contro cui poter anche contravvenire eventualmente, per poi col tempo rivalutare. Ciò che va rimarcato nell’ambito di un percorso mediativo, è che la vita acquista significati proprio nel suo divenire, in quella conflittualità e contrapposizione eterna tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. L’individuo cerca i suoi porti sicuri, i pilastri dell’esistenza da cui allontanarsi, senza però disancorarsene per sempre: è nella natura dell’uomo. Ed è così che la famiglia accusa gravi colpi e trova nel Mediatore Familiare la figura che si prende cura, che riesce ad interpretare i bisogni, i paradossi della famiglia vacillante, venendo a ricucire i punti di rottura.
Le separazioni e i divorzi negli ultimi anni sono in considerevole aumento e questo fenomeno sociale porta ad una seria riflessione sui legami familiari sempre più fragili e conflittuali; di conseguenza, diviene necessaria e urgente la valorizzazione delle risorse possedute dal nucleo familiare e tra queste un più maturo senso di corresponsabilità.
Separazioni e divorzi sono ormai un fenomeno emergente dove spesso le vie legali diventano modalità costrittive per la coppia e la spingono a delegare le decisioni ad avvocati e giudici come se la coppia stessa non fosse in grado di poter decidere in autonomia. Il legame familiare si spezza, i coniugi utilizzano modalità comunicative violente o vendicative ed i figli possono essere addirittura triangolati ed esclusi dalla frequentazione dell’altro genitore, subendo quella che oggi viene definita da alcuni psicologi, la ”sindrome da alienazione parentale”.
Ciò detto, la Mediazione Familiare è, senza ombra di dubbio, un’utile risorsa per la salvaguardia della diade familiare perchè è un percorso finalizzato alla riorganizzazione della vita di coppia, un percorso alternativo a quello giudiziario che richiede e promuove reciprocità e cooperazione ed enfatizza gli interessi comuni piuttosto che quelli individuali.
La Mediazione Familiare, infatti, non promuove la logica del vincitore e del vinto, ma del dialogo e di una ritrovata fiducia nell’altro, divenendo una sfida positiva per i coniugi, un investimento produttivo per il futuro dei legami familiari. Nello snodo degli imbrigli emotivi dei coniugi in crisi, il conflitto acquisterà un valore dinamico ed evolutivo, attraverso la rielaborazione dell’evento critico in chiave di riorganizzazione relazionale e genitoriale, in cui è possibile riattivare la comunicazione.
Il mediatore, come terzo neutrale, è un professionista che si adopera perchè i partners elaborino in prima persona un programma di separazione e/o divorzio soddisfacente per sé e per i figli, in cui possano esercitare la comune responsabilità genitoriale. Attraverso l’azione del mediatore la coppia intraprende un percorso che porta a soluzioni condivise. L’azione mediativa permette al nucleo familiare di trovare un luogo e uno spazio temporale per affrontare paure e difficoltà e, in questo clima, la coppia si ritrova d’accordo su cosa fare per poter garantire la serenità comune. Da ciò viene fuori il racconto autentico di se’, instaurato il clima di fiducia. Nell’ascolto empatico che si attiva, così come sosteneva Pascal, “il cuore finisce per avere le sue ragioni che la ragione non conosce…”.
Ascoltare l’altro significa aiutarlo a comprendere la sua sofferenza comunicandogli che non è solo, senza giudicarlo né censurarlo.
L’intervento mediativo fa sperimentare nuove modalità comunicative per individuare un percorso di dialogo e cooperazione dove entrambi i coniugi sono chiamati a comportarsi in modo responsabile.
E’ perciò necessario un cambiamento che va gestito attentamente ed in modo costruttivo, convogliando le energie nella crescita affettiva. Con l’azione di mediazione (ed in questo caso specifico tramite la mediazione familiare) si ripristina la comunicazione interrotta per raggiungere una soluzione concordata. E’ in quest’ottica che la Mediazione familiare si rivela essere un servizio qualificato, dove le famiglie vengono aiutate a creare un nucleo comunque solidale; le parti, con il mediatore, imparano a negoziare e a riaprire i canali comunicativi.
Certamente non si tratta d’una terapia di coppia, ma di un intervento circoscritto su obiettivi condivisi per raggiungere accordi concreti e stabili nel tempo, spesso in un’ottica di continuità genitoriale. Si struttura in un numero limitato di incontri, in un contesto protetto, dove ritrovare la voglia di affrontare e gestire la crisi.
La figura del mediatore, esperto nella gestione del conflitto, ha il ruolo di facilitatore della comunicazione, non formula giudizi, garantisce il segreto professionale e si adopera affinchè i componenti della famiglia elaborino in prima persona un programma di separazione che soddisfi le esigenze di ciascuno ed infatti la sua funzione è quella di guidare la coppia verso una stabilità ed un equilibrio psico-affettivo duraturi.
Il mediatore sollecita le parti a definire tutte le possibili risoluzioni e fa in modo che le stesse emergano spontaneamente; entra in comunicazione empatica con la coppia e ha un ruolo attivo nell’ascolto e nel dialogo, concorrendo all’ideazione di più opzioni e di soluzioni a problemi e bisogni reali.
La figura del mediatore si differenzia necessariamente da quella dell’avvocato perchè aiuta la diade coniugale a trovare al suo interno gli strumenti necessari con i quali far fronte alla coniugalità o alla genitorialità perdute, mentre l’avvocato interviene per dare veste giuridica agli accordi già raggiunti con il mediatore.
Di fronte a simili situazioni conflittuali laceranti, la mediazione familiare è sicuramente uno strumento efficace per ristabilire un confronto positivo tra le parti e può diventare un’occasione di prevenzione educativa, aiutando a trasformare i conflitti familiari in rapporti costruttivi.