L’uomo bianco: il cambiamento climatico e le energie rinnovabili.

E’ nota a tutti la storia della conquista americana.
Il cosiddetto uomo “civilizzato” ha preso possesso dei territori non suoi a discapito delle popolazioni native, che si sono viste ridurre sempre di più i loro possedimenti.
L’opera di conquista iniziata con la scoperta dell’America nel 1492, è continuata nei secoli successivi. Quando i governi dell’uomo bianco hanno compreso che non avevano tutti i diritti di occupare territori che non gli appartenevano, hanno cominciato a “patteggiare” con i nativi per sfruttare la situazione a proprio vantaggio.
I libri e soprattutto i film ci hanno riportato i nativi come “selvaggi” che a un certo punto, sopraffatti dalla forza dei conquistatori, hanno accettato con rassegnazione quegli eventi.
Non potremo mai sapere se effettivamente sia andata così. Tuttavia, dal discorso del Capo Seattle che è ritenuto uno dei migliori documenti ecologici della storia, pare che i nativi americani abbiano sempre avuto le idee chiare in merito. Tanto che nel 1908 a Washington è stata eretta una statua in onore di Si’ahl alias Capo Seattle.

Ne riportiamo una sintesi.
Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole com’è che voi potete acquistarli? Ogni parco di questa terra è sacro per il mio popolo. Ogni lucente ago di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura, ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi porta con sé il ricordo dell’uomo rosso. 

Noi siamo una parte della terra, e la terra fa parte di noi.
Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovrete ricordarvi, e insegnarlo ai vostri figli, che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrerete a un fratello.
Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte di terra è uguale all’altra, perché è come uno straniero che arriva di notte e alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non è suo fratello, anzi è suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre, più lontano.
Ma forse è perché io sono un selvaggio e non posso capire. 
L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose respirano con la stessa aria: le bestie, gli alberi, gli uomini tutti respirano la stessa aria. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira. 
Considereremo l’offerta di acquistare le nostre terre. Ma se decidiamo di accettare la proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare le bestie che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli.
Se tutte le bestie sparissero, l’uomo morirebbe di una grande solitudine nello spirito. Poiché ciò che accade alle bestie prima o poi accade anche all’ uomo. Tutte le cose sono legate tra loro.

Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri: la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono arriva dalla terra arriva anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.
Noi almeno sappiamo questo: la terra non appartiene all’uomo, bensì è l’uomo che appartiene alla terra. Non è l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso.

È la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza.

Una vera e propria profezia quella del Capo Seattle.

E se così non fosse, ovvero, se invece che al Capo indiano, la paternità di tale discorso fosse riconducibile ad un uomo bianco, ne resterebbe confermato, comunque, il prezioso contenuto.
Riavvolgendo simbolicamente il nastro temporale, è innegabile che lo sviluppo economico avutosi all’indomani della seconda guerra mondiale abbia innescato, prima in occidente e poi dal 2000, un po’ in tutto il mondo, il consumo smodato di fonti energetiche fossili, in particolare carbone, petrolio e gas naturale (metano).

La temperatura globale media è aumentata di 0,8 gradi centigradi già dall’inizio della rivoluzione industriale. Le calotte glaciali si stanno riducendo anno dopo anno. Situazioni climatiche estreme e cicloni sono in aumento. I cambiamenti climatici stanno già provocando danni all’ecosistema e mettendo in pericolo la vita di milioni di persone.
L’anidride carbonica, come sappiamo, è un gas che, pur presente in tracce nell’atmosfera, ha l’effetto di regolare la temperatura planetaria, un po’ come la manopola di un fornello. Volendo usare una metafora, è come se, con tutte queste combustioni ed emissioni, stessimo alzando la fiamma sotto la pentola d’aria nella quale siamo tutti seduti.
Nonostante tutti questi dati allarmanti, peraltro, in continuo aumento, nessuno auspica l’abbandono delle conquiste raggiunte e tantomeno del benessere.
Ma possiamo fare qualcosa per risolvere il problema del riscaldamento globale? Non è una minaccia aliena. Sono gli esseri umani ad aver causato i cambiamenti climatici suesposti. Possiamo ribaltare idealmente l’argomentazione e dire, in una visione ottimistica che, se abbiamo iniziato noi tutto questo, siamo anche in grado di fermarlo. Le tecnologie necessarie già esistono. Difatti, le società dei paesi avanzati hanno intrapreso il cammino dell’efficienza energetica senza rinunciare al benessere.
Per fare qualche esempio, le auto prodotte annualmente hanno minori consumi ed emissioni rispetto a venti anni fa, eppure sono ancora più sicure e confortevoli. Gli edifici moderni sono ottimamente coibentati ed hanno limitate dispersioni termiche, cosa che permette economie nel riscaldamento impensabili fino a pochi anni fa, e anche qui, le case con riscaldamento a pavimento sono molto più confortevoli rispetto al passato. Così come gli elettrodomestici che hanno maggiore efficienza energetica e elevati standard di sicurezza rispetto a prima.
La consapevolezza dei problemi è un primo passo verso le soluzioni, parziali o totali che siano.
La soluzione sembra, tuttavia, sempre sfuggente e, nella fattispecie, anche se negli ultimi anni diversi vertici internazionali sul clima sono falliti (o hanno ottenuto risultati molto modesti) la questione climatica resta in agenda e molti paesi la stanno affrontando almeno da due punti di vista: quello della sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili e quello dello sganciamento della crescita economica dalle emissioni di gas serra (la cosiddetta decarbonizzazione dell’economia) attraverso un aumento drastico dell’efficienza energetica.
Vi è anche una terza questione in ballo, quella molto seria, dell’adattamento al nuovo clima ove possibile e dell’eventuale gestione e mitigazione dei danni ove l’adattamento si riveli impossibile.
Inoltre, con il Trattato climatico di Parigi del 2015 si è definito che “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”. Si richiede pertanto “la massima cooperazione di tutti i paesi” con l’obiettivo di “accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”.
Molte comunità rivierasche e isolane, hanno recentemente messo in discussione l’obiettivo “tecnico” del Trattato di Parigi del 2015, consistente nel contenere entro due gradi l’aumento delle temperature medie globali, un valore ritenuto gestibile anche se con notevoli sforzi di adattamento, e hanno proposto di ridurlo a un grado e mezzo, dato che oggi, con neanche un grado di aumento, sono già in crisi.
Merita segnalare che alcuni scienziati e attivisti pongono come obiettivo necessario, per impedire gravi disastri, che in prospettiva la concentrazione di CO2 torni a diminuire verso obiettivo 350 ppm, il che potrebbe essere ottenuto a lungo termine solo eliminando del tutto i combustibili fossili e ripristinando ampie superfici forestali. Ma la tecnologia forse in questo campo ha in serbo qualche sorpresa positiva, come dimostrano recenti tentativi riusciti di “distillare” carburanti direttamente dalla CO2 atmosferica, con l’aiuto di abbondante energia rinnovabile, un processo che ricorda molto la fotosintesi naturale, che per l’appunto sintetizza composti energetici dall’anidride carbonica dell’aria, per mezzo dell’energia del sole.

I tre elementi più concreti di un piano di azione climatica capace, se attuato con grande determinazione e fretta, di rimettere in asse il sistema climatico della Terra sono così riassumibili:
sostituire le fonti fossili;
sperperare meno energia;
riforestare il pianeta.
Solo per citare alcune soluzioni che si fondano sulla tecnologia:
apps in mobilità che aiutano a ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente, ad esempio, monitorando il footprint di carbonio di un individuo oppure cancellandosi dalle liste di invii di posta elettronica spazzatura semplicemente fotografando la propria mail.
Incremento sostanziale dell’energia pulita realizzando innovazioni tecnologiche non solo in punto di produzione, ma anche di gestione, immagazzinamento e trasmissione di energia pulita.
L’internet of thing che collega apparecchiature di casa, ufficio e fabbrica, gli impianti di riscaldamento e illuminazione al telefono die rispettivi proprietari monitorando a distanza le effettive esigenze di riscaldamento, refrigerazione e illuminazione.
I Big Data che già oggi sottendono alle politiche pubbliche, con l’interessante iniziativa promossa dalla Nazioni Unite di coinvolgere studiosi di dati, ricercatori e innovatori di tutto il mondo per presentare proposte di ricerca per contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici.
L’ultimo rapporto dell’IPCC indica centinaia di tecnologie oggi disponibili, a un costo molto basso, per ridurre le emissioni dannose per il clima. Lo stesso rapporto afferma che è compito dei governi rimuovere le barriere che si frappongono all’uso di queste tecnologie.
La notizia positiva è che – nonostante tutti gli ostacoli – il peso delle fonti energetiche rinnovabili nella produzione di energia elettrica è costantemente cresciuto negli ultimi quindici anni.
Questa rapida diffusione a livello globale di tecnologie alternative comporta una drastica riduzione dei costi di produzione e di vendita. È giunto il momento di porre fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili e da altre tecnologie che danneggiano il clima. Le soluzioni al riscaldamento globale sono già disponibili e ci possono condurre verso scenari di energia pulita e sviluppo sostenibile a dispetto di chi ha interesse ad arrestare la Rivoluzione Energetica.
L’uomo bianco ha preso coscienza delle parole del Capo Seattle:
“Non è l’uomo che ha tessuto le trame della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso”.